Aldobrandino da Toscanella

Aldobrandino da Toscanella († 1314), lettore nei conventi di Pisa, Pistoia, Siena e Viterbo tra il 1287 e il 1292, è autore di due famosi sermonari (De Sanctis e De Tempore), citati ancora nel XV secolo da Nicola da Cusa, il quale fregiò questo predicatore dell’epiteto di «vir intelligens», quasi a sottolineare la sua soda cultura filosofica. Aristotile è spesso citato con precisione nei sermoni di Aldobrandino, che scrive soprattutto per i suoi allievi dei conventi toscani; vi sono passi interi che derivano ad verbum da san Tommaso.

L’unica fonte per la vita di Aldobrandino da Toscanella è il ms. 32 della Biblioteca dell’Archivio di Stato di Napoli; qui troviamo gli Atti dei Capitoli Provinciali dei predicatori dai quali veniamo a conoscere alcuni dati biografici.

Negli Atti del Capitolo Provinciale di Roma, tenuto presso santa Sabina nel 1287, leggiamo «facimus predicatorem generalem fr. Ildibrandinum de Tuscanella lectorem Pisanum»; dal Capitolo di Lucca del 1288 «Adsignamus lectores […] in conv. Pistoriensi fr. Ildibrandinum de Tuscanella»; dal Capitolo di Spoleto del 1291 «Atsignamus lectores […] in conv. Senensi lector fr. Aldibrandinus de Tuscanella»; dal Capitolo di Roma del 1292 «Ponimus lectores […] in conv. Viterbiensi lector fr. Ildibrandinus de Tuscanella».

Opere di Aldobrandino:

Scala fidei (S. Bonaventura, Opera omnia, X, 1902, 28): quaresimale predicato nel 1280;

Expositio decem preceptorum: 29 sermoni;

Expositio orationis dominicae;

Tractatus de poenitentia;

Collationes de peccatis: quaresimale;

Sermones de sanctis: raccolta posteriore al 1280;

Sermones de tempore;

Sermones de mortuis;

Summa exemplorum.

(Testo tratto da “Il sermone Francisci confessoris di Aldobrandino da Toscanella”, di Arianna Pecorini Cignoni, in “Studi Francescani”, XCVII (2001), pp. 285-299 – © dell’autrice).

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2 thoughts on “Aldobrandino da Toscanella

  1. Giuseppe Giontella 16 gennaio 2013 alle 9:30 Reply

    Conosco da tempo l’opera di frate Aldobrandino da Toscanella. Grazie per aver evidenziato ancora una volta il nome di un tuscanese importante! Colgo l’occasione per rinverdire un altro argomento: il cattivo uso delle notizie di storia locale da parte di alcuni che scrivono argomenti di storia.
    La “Storiella” attribuita al papa Bonifacio VIII (riprendo ed integro quanto ho già scritto proprio qui, sul sito Toscanella).
    La superficialità con cui un ignoto storico locale ha letto l’epigrafe dell’anno del giubileo 1300 (si trova a Roma, in Campidoglio, affissa nel pianerottolo della scalata del palazzo dei Conservatori) ha “inventato” di sana pianta il fatto che il papa Bonifacio VIII nel 1300 ha condannato Tuscana a mutare il suo nome in Toscanella a causa di un grave misfatto! Nulla di più falso!
    Quell’epigrafe in realtà dice:
    “Anno 1300, al tempo del papa Bonifacio VIII. I senatori del Campidoglio Riccardo Annibaldi e Gentile Orsini condannano Toscanella, per un grave misfatto, a pagare la somma di…” ecc.
    Come si vede, Bonifacio VIII non c’entra affatto: è una semplice nota cronologica. Toscanella, in quell’anno 1300 si chiamava già Toscanella, da almeno una novantina d’anni, come attestano diversi documenti dal 1206 in poi, che si trovano nell’Archivio di Stato di Orvieto (1206 e 1284) e nell’Archivio Comunale di Tuscania (1257). Ora aggiungiamo anche i capitoli dei Frati Domenicani (Predicatori) qui citati quim sopra:
    nel 1287, 1288, 1291, 1292 si legge sempre: fr. Ildibrandinus de Tuscanella.
    Tale nome non è nato in senso dispregiativo. I documenti latini locali recano sempre il nome TUSCANA (senza la vocale “i”); sono quelli scritti fuori (Orvieto, Roma, ecc.), che spesso chiamano la nostra città con il nome di TUSCANELLA.
    Sembra che il mutamento sia avvenuto semplicemente per timore di non essere compresi e per evitare la possibile confusione tra la città Tuscana e la vicina regione Toscana: da tempo ormai la regione Etruria aveva mutato il suo nome in Tuscia e poi in Toscana.
    Queste cose le ho già scritte nel volumetto “Tuscania attraverso i secoli” (1980); le ha scritte prima di me Giuseppe Signorelli nella sua opera “Viterbo nella storia della Chiesa” (1907), le ha scritte Giulio Silvestrelli nel volume “Città, Castelli e Terre della Regione Romana” (1940), eppure vi sono moltissimi che, quando scrivono di Tuscania, insistono ancora nel raccontare la favoletta metropolitana di Bonifacio VIII.

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    • Enzo Valentini 16 gennaio 2013 alle 9:30 Reply

      Gentile professore,
      sono felice del suo apprezzamento nei confronti dell’articolo pubblicato. È questo lo scopo del Centro Studi L’Unicorno, e del blog che lo rappresenta: quello di far conoscere meglio Tuscania, la sua storia, la sua arte e il suo paesaggio, proprio come recita il sottotitolo del blog.
      Credo che non avrà nulla in contrario se pubblicherò il suo commento anche come articolo, avrà così una visibilità maggiore.

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