6 febbraio 1971: i Vigili del Fuoco a Tuscania

Quel giorno ero in servizio di guardia in Centrale quando giunsero le notizie sulla scossa di terremoto che aveva colpito il territorio di Tuscania, in provincia di Viterbo. Fu disposto subito l’invio delle squadre dei distaccamenti del Comando di Roma più prossime alla zona terremotata e, subito dopo, il Comandante Rosati diede l’ordine di recarmi presso il distaccamento di Civitavecchia ove avrei dovuto attendere l’arrivo delle Sezioni operative di Roma per assumerne il comando.

La Colonna mobile di Roma, che veniva composta nelle occasioni dei grandi interventi, era costituita (come ancora oggi) dalle  Sezioni operative di Nomentano, Eur, Civitavecchia e Frascati. La sua aggregazione alle altre Colonne mobili dei Comandi del Lazio veniva a costituire la Colonna mobile regionale, al cui comando era preposto l’Ispettore regionale. In pratica, i Vigili del fuoco di quelle caserme lasciavano il servizio ordinario di soccorso e montavano su altri mezzi attrezzati per le grandi calamità.

Arrivai in serata a Civitavecchia dove passai, vestito di tutto punto e con gli stivali ai piedi, qualche ora della notte in una camerata della caserma, tutta per me e ghiacciata in modo inverosimile (era solo l’anteprima del freddo che avrei provato anni dopo ai terremoti in Irpinia, in Armenia ed in Turchia).

Prima dell’alba ero già in territorio operativo e mi fu assegnata una zona del centro storico della città dove le distruzioni erano state maggiori. Era solo l’inizio di una lunga teoria di immagini di dolore e di rovina che mi avrebbe accompagnato per 35 anni.

In particolare voglio ricordare due fatti tra i tanti vissuti in quei giorni.

Il primo riguarda l’impegno e l’abnegazione mostrata da tutti i Vigili del fuoco intervenuti ed in particolare quella dimostrata dal personale della Sezione operativa dell’Eur che, in quei tempi, per mancanza di personale, era costituita tutta da Vigili volontari ausiliari ad eccezione dell’autista e del capo squadra, allora nella persona del brigadiere Celli. Ho ancora davanti agli occhi la scena di quei ragazzi di vent’anni, arrampicati sulla cima di una casa pericolante intenti a demolirne il tetto sotto la direzione attenta e paternalistica di Celli.

Il secondo fatto riguarda il pensiero che ebbi durante le innumerevoli operazioni di scavo all’interno delle case alla ricerca di eventuali superstiti e vittime, quando accanto a quei muri o sotto quelle strutture pericolanti hai la certezza di rimanere sepolto dalle macerie in caso di nuove scosse e senti che sei solo nelle mani di Dio.

© ing. Enrico Marchionne (Ufficiale di guardia dei VV.F., nella sede centrale di Via Genova).

Articolo tratto dal sito Associazione nazionale dei Vigili del Fuoco

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