6 febbraio 1971: “Oltre la cronaca”

File0047

Esistono patrimoni che non è umanamente possibile valutare perché riguardano la sostanza stessa dell’uomo nei suoi aspetti più gelosi ed antichi: la dignità dell’essere umano perseverata e rinnovata attraverso il tempo, l’attaccamento ai valori più semplici che coincidono con quelli più alti, il segreto di una essenza vitale che dura senza che nulla possa mutarla. Nulla, tranne una catastrofe alla quale pochi aggettivi si addicono come quello di disumano. Accanto al cordoglio per le vite umane cancellate nello spazio di un attimo, accanto al rammarico per le irreparabili mutilazioni inferte a edifici e monumenti, la notizia e la visione della sciagura che si è abbattuta su Tuscania e la sua regione, evocano la immagine di un mondo dalle caratteristiche uniche, che nessuno poteva credere esposto ad un rischio mortale. Chiunque conosca i territori dell’Alto Lazio, quei paesaggi aspri e dolci ad un tempo dove il colore del tufo si sposa a quelli della vite e dell’olivo, popolati da borghi ai quali sono aggrappati imponenti frammenti di storia; chiunque abbia guardato ed ascoltato gli abitanti di paesi e campagne per i quali la terra non è soltanto una fonte ma una radice di vita, e che portano nel sangue l’arte e la storia dai quali discendono; chiunque abbia avuto modo di penetrare la silenziosa e perenne saggezza che si annida in quelle plaghe dove ancora il mondo è alla misura dell’uomo, può intendere la portata della spaventosa catastrofe che si è abbattuta in luoghi che più di altri sembravano al riparo dalla possibilità di offesa che il tempo, la storia e l’uomo stesso riservano ormai sempre più di frequente a ciò che altro non chiede se non di essere preservato come deve essere preservata la linfa stessa dell’esistenza.

Case distrutte, vite falciate, vive testimonianze d’arte che forse neanche l’opera dell’uomo sarà più in grado di restituire all’uomo. Ognuna delle singole voci di questo agghiacciante bilancio, purtroppo non ancora compilato nella sua interezza, non acquista il suo pieno significato se non è vista in un corpo unico, insieme a tutte le altre. L’appassionato d’arte potrà piangere sullo splendido rosone della chiesa di San Pietro, gioiello insostituibile, sulle mura medievali smozzicate, sull’orologio che sovrastava l’ingresso di Porta Nuova, sulle mille altre ferite inferte ad una città che viveva in ogni suo vicolo, in ogni sua pietra. Ma non sarà tutto. Questi frammenti erano adunati in un unico quadro, del quale era parte essenziale la nativa fierezza degli abitanti del paese dove una tela, una fontana o una pala dell’altare sono difesi con la stessa istintiva tenacia con cui si difendono gli strumenti della vita quotidiana. In una società dissociata e contraffatta all’estremo, come la nostra, è stato colpito il tessuto vivo di una armonia vitale, di un misterioso accordo tra l’uomo e la realtà che si esprimeva nelle forme più semplici ma toccava le note più alte.

È l’aspetto forse meno vistoso della sciagura, ma quello che farà sentire più a lungo i suoi effetti. Nessuno di noi potrà dirsi indenne, a questo punto.

Ai pensatori che si sono sforzati di dimostrare che il mondo in cui viviamo è governato dall’assurdo, da una fatalità cieca e crudele che sopportiamo passivamente senza fermarci abbastanza a riflettere, pochi esempi come questo dell’immane strattone che ha torturato e stravolto la composta e dignitosa fisionomia di un mondo insostituibile, potrebbero servire quale dolorosa materia di riflessione. Un equilibrio, una armonia, una misura dell’uomo sono stati lacerati dal capriccio di una fatalità atroce. E in questo pensiero che va oltre la cronaca sentiamo che il cordoglio che ci percuote per quello che sembra soltanto un angolo del nostro mondo, ed è invece il suo orizzonte più vasto, ha un respiro che non è nostro soltanto, ma universale.

Articolo tratto da “Il Messaggero” di lunedì 8 febbraio 1971 – testo e foto © “Il Messaggero” – Roma

Un ringraziamento all’amico Alessandro Rovati di Milano, per averci fornito questo materiale.

Annunci

2 thoughts on “6 febbraio 1971: “Oltre la cronaca”

  1. valeria strocchi 7 febbraio 2013 alle 9:30 Reply

    Bellissimo articolo .Tuscania è poi in qualche modo risorta ma adesso sta rischiando di finire nel dimenticatoio e sembra non capire più le sue bellezze e la sua antica gloria. Speriamo che ci sia un nuovo risveglio di orgoglio specie nei suoi amministratori e che essi facciano in modo di valorizzare le risorse culturali del territorio

    Mi piace

    • Enzo Valentini 7 febbraio 2013 alle 9:30 Reply

      Grazie Valeria, è appunto questo lo scopo del blog della nostra associazione, che va ad aggiungersi agli sforzi di molti altri cittadini ed associazioni che, in maniere diverse, cercano di mantenere viva la memoria storica di Tuscania.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: